trovati un lavoro vero

ho cercato quest’immagine per un po’. volevo scrivere un post che partisse dal disegno di Alberto Madrigal, l’ultima tavola di “Un lavoro vero“, e mi sono detto: è la più emblematica di tutto il volume, sarà facile da trovare. 

non esiste da nessuna parte. 
allora forse non è così emblematica, o forse non lo è per abbastanza persone. e perché per me è stata così tosta da mandar giù. davvero. quando sono arrivato a questa tavola mi sono bloccato e ho pensato: “cazzo”. 

il punto qual è qui?
il punto è il tempo che passa certo. ma il punto è il buio, la solitudine, quei fogli che ti aspettano. 
il punto è che non c’è nessuno. il punto è che ti senti proprio così quando scrivi. 
ci sei tu, ci sono le tue idee in testa e c’è tutto quello che ancora non è sulla carta. 
e tutto dipende da te perché non puoi appellarti a un capo. nessuno da incolpare, nessuna giustificazione che regga. niente. a parte il tuo mondo.
il punto sei tu e quella cazzo di clessidra di sabbia, con il fottutissimo vetro rotto, che ti pende in testa. 
la spada di damocle di chi scrive, disegna, inventa. 
il sapere che quel tempo dipende tutto da te. quel tempo è una tua responsabilità. e sai bene che nessuno si aspetta niente, se non che tu faccia tutto.  
e senti la sabbia che sale e sale e sale intorno a te. sui piedi, sulle gambe, sul busto, fino alle spalle. 
e sei sempre più soffocato perché quello che hai scritto non basta, quello che hai disegnato non è abbastanza buono, quello che hai inventato, dopotutto, non funziona come faceva prima che uscisse da te. 
io non so se c’è un modo per scacciare l’ansia di vivere con una clessidra rotta sulla testa. non penso mi interessi trovarlo. 
forse si può riconoscere che quella clessidra siamo stati noi a romperla, perché volevamo vedere se poi la sabbia finisce davvero e capire: “ma se poi la sabbia scorre su di me, per salvarmi diventerò più bravo di così? alla fine sarò soddisfatto di quello che ho fatto? e se la sabbia non finisce mai?”.
non lo so. sto ancora lì sotto.  
e ho ancora la fionda in mano. il sasso poco più in là.  
e la cazzo di clessidra è sempre sopra di me. 
meno male. 

V.

4 Commenti

  • Sandro Balistreri Posted 15 Agosto 2014 17:49

    Ciao,

    Anche io avevo una clessidra,per molti anni ho dipeso da lei…l’infima. Scandiva un tempo che non era mio,era il suo tempo. Non poteva funzionare e tra noi un giorno l’idillio termino’. La ruppi e la buttai,non ho rimpianti,il mio tempo e’ il mio tempo,solo il mio.Ma accadde l’impensabile….litigai anche con il mio tempo.Che fare?La gente mormorava che Sandrolino non aveva tempo…non era proprio cosi,scoprii che il tempo e’ un illusione,mi sento meglio e tutto sembra funzionare,mi sento libero,sereno senza il bisogno o l’obbligo di pensare,parlare o agire dettato dal tempo.

    Sandro

  • Alberto Madrigal Posted 22 Agosto 2014 10:42

    Non posso fare altro che ringraziarti per le tue parole. Anche per me, questa è l'immagine più importante del libro.

    Se la cercavi, è qui: http://albertomadrigal.tumblr.com/image/52051474128

    Oppure, la versione originale qui:
    http://albertomadrigal.tumblr.com/image/16317665417

    Alberto

  • Valerio Posted 22 Agosto 2014 10:45

    Ciao Sandro,

    non so se è possibile scegliere di eliminare quella clessidra.
    forse non voglio farla fuori. perché quel suo scandire il tempo è la cosa migliore che mi poteva capitare.
    però è bello che tu l'abbia rottamata e ne sia felice!

    V.

  • Valerio Posted 22 Agosto 2014 10:47

    Ciao Alberto,

    grazie a te di averla disegnata e di aver colto tutto quello che c'era da dire.

    spero di leggerti presto nei nuovi fumetti!

    V.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *