educazione civica: peggio per te

mi dicono: vieni al seggio elettorale a fare lo scrutatore! l’hai fatto tante volte, è una cosa bella, è cittadinanza attiva, è partecipare alla democrazia del tuo paese.
e io penso: è vero, è qualche anno che non lo faccio, tocca andare!
e vado.

il sabato si prepara il seggio, conosco le persone che divideranno con me il lavoro, scruto i rappresentanti di lista cercando di capire quanto romperanno le palle nel momento dello spoglio delle schede.
non capivo all’epoca l’entità della situazione.
non potevo prevederla.
nessuno avrebbe potuto.

la domenica apriamo il seggio alle 7 del mattino. un po’ stravolti per la sveglia, pronti per affrontare la giornata e con l’idea di prendere tante pausa merenda e caffè.

tutto si svolge come da copione, niente da segnalare. non il rumore di carta stagnola nella cabina (quell’elettore ci mise la mortadella nella scheda elettorale, si discusse se valeva come voto a prodi); non il rumore degli scatti fotografici (l’elettore postò orgoglioso la sua scheda con la croce su movimento 5 stelle e il numero di seggio su facebook); non lo scatto di tacchi e il saluto fascista prima di andare al voto di quell’altro che disse ad alta voce “Casa Pound e Onore!”.

insomma una sessione serena e pacata.

alle 23, un po’ stanchi, ma decisi a lavorare bene e in fretta, chiudiamo il seggio e iniziamo lo spoglio.
e a quel punto non mi sono reso conto, e avrei dovuto.
il presidente di seggio dichiara: apriamo le schede con calma e vediamole insieme per capire se ci sono problemi.

750 votanti. 750 schede per il comune, 750 schede per il municipio.
più le preferenze di candidati, più i voti disgiunti, più le bianche, più le nulle, più i cazzi e gli insulti da discutere se valgono come voto con i rappresentanti di lista perché “quel pelo di cazzo potrebbe essere una x su Popolo della famiglia”.

ve la faccio breve, ma vi giuro che non lo è stata.
alle 3 del mattino, dopo 4 ore di lavoro, stavamo ancora contando se le schede del comune erano tutte, mentre l’urna del municipio giaceva immota e minacciosa in mezzo alla stanza.

e qui è iniziato il golpe.
senza farmi notare troppo ho preso una scrutatrice e con lei mi sono messo a segnare su un foglietto le preferenze di ogni scheda del comune, in barba alle direttive del presidente che diceva di aspettare che le avessimo contate tutte per essere sicuri che non ci fossero errori.
dopo due ore avevamo stilato la lista completa.
alle 5, quando il presidente finalmente dichiara che le schede sono il numero corretto afferma: “ora possiamo iniziare a registrare le preferenze, prenderemo una scheda alla volta…”
“SONO PRONTE! ECCOLE!!”
ho allungato il foglio delle preferenze sperando che andasse in porto.
il presidente di seggio, una bravissima persona, dice: meno male! bene, possiamo ora verificare insieme che siano giuste.

non c’era più spazio per la democrazia arrivati a quell’ora.
mi sono girato verso gli scrutatori e gli ho detto di aprire l’urna del municipio e di smistare le schede VELOCEMENTE come avevamo già fatto segretamente per quelle del comune.
il preside di seggio mormora un timido: ma secondo me così non va bene, se poi i conti non tornano.

un solo sguardo di fuoco e ci siamo seduti con il segretario a verbalizzare il comune.
nel frattempo i rappresentanti di lista, esausti erano andati via o si erano addormentati nelle cabine di votazione (uno l’hanno recuperato stamattina).

dando indicazioni sempre più secche e al limite della denuncia finiamo il verbale del comune, lo spoglio del municipio, il suo verbale e l’allestimento delle buste in 4 ore. il presidente di seggio, brandendo il mio fogliaccio con le preferenze di comune e il suo gemello per il municipio, chiosa dicendo: “queste sono come la bibbia, le incornicio, ci ha fatto risparmiare un bel po’ di tempo!”.
se non fosse stato così simpatico l’avrei scorticato sul posto.

alle 10 del mattino, dopo 27 ore di seggio siamo usciati da quella cavolo di scuola.
ci siamo salutati a mai più rivederci, e il presidente di seggio mi fa: prendi il manuale per diventare presidente, è un lavoro che puoi fare.
non sapevo se baciarlo o picchiarlo. ho preso il manuale e basta ero troppo stanco.

ho inforcato il motorino con un vago ricordo di come mi chiamassi, ubriaco e barcollante di sonno.
mi sono accorto di essere senza casco che stavo già vari chilometri sulla tangenziale, felice come un bambino, diretto verso la casa in campagna per abbracciare il ciliegio.

una mezz’ora dopo, non so come sono tornato a casa.
ho dormito tutto il giorno che sembrava fossi tornato da un rave a base di metanfetamine tagliate male.

per fortuna al ballottaggio sarò a Berlino a fare un rave vero. magari le metanfetamine le tagliano bene. e l’educazione civica per un po’ la limito al riciclo e a non buttare le cartacce per strada.

V.

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